Domani cellulari, wi-fi, internet spenti per protestare contro l’aumento, voluto dal governo Meloni, dei limiti soglia della potenza delle connessioni di rete da 6V/m a 15V/m. Con l’entrata in vigore dal 30 aprile della legge 214 del 2023, si legittima per la prima volta in Italia un forte aumento dell’inquinamento elettromagnetico, in assenza di studi e prove che dimostrino l’assenza di rischi per la salute umana. Migliaia le lettere inviate ai sindaci da cittadini e associazioni affinchè chiedano subito una moratoria di almeno cinque anni e l’avvio di studi scientifici seri.

Una giornata nazionale di sciopero digitale per dire no all’aumento delle frequenze elettromagnetiche. Domani, martedì 30 aprile, per 24 ore ininterrotte, non si useranno wireless, wi-fi, smartphone, social, Internet, moneta elettronico-digitale, identità digitale, intelligenza artificiale.

È il Disconnessi Day, iniziativa a cui aderiscono una cinquantina di associazioni, movimenti, comitati, canali social per la difesa della salute e dell’ambiente, decisa per protestare contro l’entrata in vigore, il 30 aprile, della legge 214 del 30 dicembre 2023 che prevede un aumento di ben nove volte dei limiti soglia della rete 5G, ma anche di tutte le altre reti precedenti,  da 6V/m (volt su metro) a 15V/m. Una norma che, per la prima volta in Italia, legittima questo innalzamento dell’inquinamento elettromagnetico, in assenza di studi che dimostrino l’assenza di rischi delle frequenze del 5G per la salute dei cittadini,  quando viceversa ne esistono numerosi sulla pericolosità e cancerogenità delle radiazioni elettromagnetiche degli standard di precedente generazione.

Una forzatura che mette a rischio la sicurezza di tutti, ma in particolare le persone più vulnerabili alle radiazioni elettromagnetiche: elettrosensibili, portatori di pacemaker e di impianti cocleari.

“Uno tsunami elettromagnetico di proporzioni inimmaginabili”

“Questa legge- spiega una delle associazioni promotrici dell’iniziativa, Alleanza italiana 5G – consente alle circa centomila stazioni radio base e antenne di telefonia mobile 5G, già operative sul territorio nazionale, di aumentare la densità di potenza dell’irraggiamento nell’aria di agenti possibili cancerogeni, con picchi anche di 100 volte in più rispetto a quanto fino ad oggi consentito. Si tratta di un vero e proprio trattamento sanitario obbligatorio per tutta la popolazione italiana, considerato che l’infrastruttura tecnologica potrà poi essere implementata anche nella misura del 50 per cento di antenne in più per ogni singolo Comune. In sostanza, a breve saremo invasi da molte più antenne sempre più potenti; siamo alla viglia di uno tsunami elettromagnetico dalle proporzioni inimmaginabili, se si considera che sono state avviate le trattative di governo anche per ingolfare i cieli del 5G irraggiato dallo spazio”.

A nulla sono valsi sino ad oggi i ripetuti appelli della comunità medico-scientifica internazionale indipendente che ha rivolto un invito a governo e a maggioranza parlamentare di non procedere in questo senso. Così come state ignorate le numerose petizioni popolari girate all’esecutivo con le centinaia di miglia di firme prodotte da cittadini contrari, e le manifestazioni, i sit-in, i convegni, gli scioperi della fame e le azioni politiche e giudiziarie sinora intraprese. Neanche l’opposizione di 600 Comuni critici e contrari è stata presa in considerazione. Si va avanti senza sentire e ascoltare nessuno.

Le lettere ai sindaci per una moratoria immediata

Persino in questi ultimi giorni di aprile, i Comuni stanno ricevendo raccomandate via pec dalle associazioni e dai cittadini contrari a questa forzatura legislativa, nelle quali vengono evidenziate tutte le gravi mancate verifiche effettuate da parte del governo prima di legiferare e vengono invitati a chiedere subito una moratoria di almeno 5 anni nell’attuazione di quanto previsto e una implementazione di seri studi di ricerca scientifica. Si auspica che almeno i sindaci, che sono responsabili della condizione dsalute della popolazione del loro territorio, prendano immediate iniziative al riguardo, avendo a loro disposizione un periodo di tempo di 120 giorni per presentare le loro osservazioni e richieste in rapporto ai possibili danni provocati alla cittadinanza. Questi ultimi vanno dall’innalzamento termico epidermico al malfunzionamento del metabolismo cellulare, provocati non solo dall’aumento dei limiti di emissione, ma anche dall’adozione di frequenze di trasmissione fino a 26GHz, previste per il 5G in futuro.

Nella lettera li si informa in primo luogo che l’Associazione Malattie da Intossicazione Cronica e Ambientale (Amica) aveva avanzato una richiesta di accesso agli atti per sapere se il Governo italiano avesse richiesto il parere sanitario alle agenzie preposte alla tutela della salute pubblica in relazione alle radiazioni del sistema 5G. Si tratta di un obbligo previsto dalla legge di Riforma Sanitaria n. 833 del 1978. Tale legge prevede che, in materia di immissione di forme di energia nell’ambiente, il governo debba richiedere il parere sanitario a due enti, l’Istituto superiore di Sanità e l’Ispels (le cui funzioni oggi sono state assunte dall’Inail), come è stato fatto nel 1997, prima che si procedesse alla commercializzazione delle frequenze della telefonia mobile.

Ma l’Inail, il ministero dello Sviluppo Economico, il ministero della Salute, il Consiglio superiore di Sanità e l’Istituto superiore di Sanità, hanno riferito che non è stato chiesto, né altrimenti acquisito, alcun parere sanitario. Inoltre il ministero della Salute ha anche comunicato ad Amica che “non risultano atti che coinvolgano lo scrivente ufficio e la Direzione generale nell’ambito del processo di concessione delle frequenze per la rete di telecomunicazioni 5G, né l’argomento è stato oggetto di pratiche istruite presso il Consiglio superiore di Sanità.”

Si tratterebbe invece di un parere fondamentale sia da un punto di vista giuridico sia reale: le radiazioni del 5G vanno a sommarsi a quelle della telefonia mobile attuale (2G, 3G, 4G, LTE) e quindi, a maggior ragione, sarebbe stato necessario valutare l’impatto sulla salute pubblica, sulla flora e sulla fauna, della sommatoria degli effetti biologici causati dall’esposizione amplificata da tutte le frequenza nel loro complesso.

La ricerca scientifica ha riscontrato effetti biologici potenzialmente responsabili di patologie neurodegenerative, come l’Alzheimer, ormonali, a danno della fertilità, nonché rischi per la flora e la fauna, anche al di sotto degli attuali limiti di legge.  Mentre una ricerca scientifica sugli effetti biologici delle frequenze 5G, in particolare sulle onde millimetriche, non è ancora stata ultimata, e non ci sono studi epidemiologici completi. Tuttavia si sa già con certezza da altri studi scientifici che le ghiandole sebacee, dalla forma a tubo elicoidale, costituiscono in sostanza una sorta di “antenne riceventi” per le onde millimetriche e ne sono quindi il target fragile primario.

“Gravi danni ai tessuti cerebrali, alla mielina e alterazioni del dna”

“Se le onde  elettromagnetiche sono ad alta frequenza e sotto una forma pulsata possono creare gravi danni ai tessuti cerebrali – ha spiegato a Il Giornale Sergio Barbieri, direttore del dipartimento di Neurologia del Policlinico di Milano – Causano uno stress ossidativo dei neuroni, cioè li conducono a una morte programmata. Inoltre hanno effetto sulla mielina, la membrana che avvolge le fibre nervose. Arrivano anche a provocare delle alterazioni del Dna. Agiscono sulle capacità di apprendimento e provocano un danno termico sui canali del calcio che trasportano gli stimoli. Inoltre alterano l’attività autofasica della cellula, cioè la sua capacità di eliminare da sola le parti danneggiate”.

Grande preoccupazione per l’innalzamento dei limiti è stata espressa anche dall’Isde, l’associazione dei medici e scienziati per l’Ambiente. Fiorella Belpoggi, Fausto Bersani e Maria Grazia Petronio, componenti del comitato scientifico, sollecitano “il governo in tutte le sedi istituzionali opportune e nella conferenza Stato-Regioni a mantenere i valori di attenzione per i campi elettromagnetici attualmente in vigore, ovvero 6 V/m”. Nello stesso tempo chiedonoche la modalità di misurazione di tale valore, che attualmente avviene come media su 24 ore, torni ad essere svolta come media nei 6 minuti nelle ore di maggiore traffico telefonico”. Ricordano inoltre che  in un recente rapporto del Comitato per il futuro della scienza e della tecnologia (EPRS) del Servizio Ricerca del Parlamento europeo, che costituisce al momento l’unica revisione sistematica istituzionale e internazionale disponibile, si legge  chei campi elettromagnetici generati dalle radiofrequenze sono probabilmente cancerogeni e probabilmente provocano effetti avversi sulla riproduzione e lo sviluppo umano.

Due studi confermano: aumento di tumori del cervello

Di sicuro Fiorella Belpoggi, Direttrice Scientifica dell’Istituto Ramazzini di Bologna conosce bene  la questione: “Mi occupo delle radiofrequenze da 25 anni e ho vissuto tutte le sue fasi, nel 2001 furono stabiliti i 6V/m sulla base di quello che era stato osservato in popolazioni considerate a maggior rischio per quei tempi, in cui uso cellulare era ancora molto limitato – spiega la scienziata – fu presa questa decisione sulla base del fatto che nelle persone forti utilizzatrici di telefonia mobile, quindi esposte sia alla potenza delle emissioni delle stazioni radio base che a quelle del telefonino cellulare, era stato osservato un incremento dell’incidenza dei tumori del cervello, del nervo acustico e dei nervi facciali. Tutto questo aveva indotto l’Oms a classificare le radiofrequenze come possibili cancerogeni. Non esistevano conferme sperimentali. Ma dal 2011- sottolinea Belpoggi –  sono stati condotti due studi adeguati su un grande numero di popolazione di ratti, simili sia negli Stati Uniti che da noi. E in maniera sorprendente anche per noi ricercatori, abbiamo osservato negli animali del laboratorio l’aumento dei tumori del cervello e l’aumento delle cellule gliali nervose che rivestono i nervi periferici. Quindi gli stessi tipi di tumore che erano stati osservati nella popolazione umana già nel 2001. Abbiamo pubblicato questi studi appena possibile perché sentivamo la responsabilità di continuare ad esporre la popolazione del mondo ad un agente che poteva essere molto pericoloso”.

La scienziata poi conclude: “Io sono preoccupata per l’aumento dei limiti perché dal nostro studio si è visto che sebbene siano i cellulari a provocare maggiormente questo tipo di tumori, che quindi vanno tenuti lontano dalla testa e dal corpo, rimane comunque il fatto che la popolazione del globo è esposta alle radiazioni delle antenne della telefonia mobile. Noi abbiamo visto che 6 V/m possono essere considerati un limite di sicurezza, almeno per quello che riguarda i tumori. Il governo non puo’ mettere a rischio la vita dei cittadini solo per andare incontro alle esigenze di risparmio delle compagnie telefoniche, che già tanto guadagnano tramite l’utilizzo dei cellulari e di tutte le tecnologie wireless”.

In base al principio di precauzione, i livelli di esposizione di 6V/m non dovrebbero essere per alcuna ragione aumentati né oltrepassati, contrariamente a quanto deciso dal parlamento italiano. Di fatto, secondo tutte le fonti pubbliche disponibili, non esistono prove che l’uso del 5G si possa considerare sicuro o tollerabile per la salute umana, esistono invece troppi dubbi e rischi. Come si è visto, ed è stato più volte ribadito da medici e scienziati, già gli attuali limiti massimi di campo elettromagnetico da radiofrequenze non sono, in generale, ben compatibili con la salute umana e dovrebbero dunque essere fortemente ridimensionati.

Di fatto queste frequenze sono state concesse all’industria senza che il governo si sia preoccupato dei rischi per la salute pubblica e per l’ambiente, esponendo la vita umana e animale a una vera e propria sperimentazione. E poichè in questi ultimi anni non è la prima volta che accade, è nostro preciso dovere salvaguardare e conservare la nostra salute e sopravvivenza, a fronte della prevalenza di forti interessi economici di pochi a danno della vita di tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *