Ritornare a respirare da “esseri viventi” liberi, come ci spetta per diritto di nascita. Riappropriarci della nostra vera identità e sovranità, ristabilire un sistema legislativo ed economico in linea con il vero valore dell’essere umano e con i propri ideali. Si chiama autodeterminazione. Sempre più persone, in tempi come questi di crescenti discriminazioni e di mancato rispetto e riconoscimento dei diritti, si stanno orientando per una scelta di questo tipo.

Esistono diverse strade legali per raggiungere questa condizione giuridica, formale e sostanziale, e distaccarsi dal “sistema Stato” al quale si appartiene, nel quale si vive oramai in crescente e irreversibile disagio. Tra le proposte dei gruppi già attivi e in movimento verso questa direzione, abbiamo voluto conoscere e approfondire quella del Popolo del Nuovo Mondo-Shin Sekai. La comunità, fondata da Gabriele Ceracchini, regista, giornalista, animalista, molto attivo in rete e impegnato sul fronte della difesa dei diritti umani e non solo, è una di queste possibilità oggi in fase di attuazione. Per capire meglio la sua proposta abbiamo partecipato a un incontro tenutosi recentemente ai Castelli romani, durante il quale Gabriele ha spiegato a un centinaio di persone presenti, i presupposti che lo hanno portato a questa scelta.

“Quando veniamo al mondo, viene prodotto un atto di nascita e questa nuova vita viene identificata e registrata con un cognome e nome scritti in maiuscolo, che in realtà corrisponde a una sorta di azienda in fallimento di proprietà dello stato. Fin da quando nasciamo veniamo associati a questa finzione giuridica, a questa astrazione, che viene creata distorcendo il nostro nome e cognome. Mettono il cognome anteposto al nome. Nell’antica Roma gli schiavi venivano iscritti così nei registri dei patrizi. E tutto in maiuscolo. Si chiama diminutio capitis maxima, cioè la massima diminuzione del capo, cioè di tutti i tuoi diritti. Quando tu perdi il controllo della tua testa, questa è controllata da qualcun altro. I genitori inconsapevolmente cedono il bambino allo Stato: sull’atto di nascita non c’è scritto “padre” e “madre”, ma c’è scritto “il dichiarante” e “la puerpera”. Loro fanno finta che tu questo bambino neanche lo vuoi”.

“Questa elite disumana – spiega Gabriele – ci riduce in schiavitù. Ma in che modo lo fa? L’idea che mi sono fatto è che osservino delle regole che sono quelle della cosiddetta ‘legge naturale’. Loro rispettano il libero arbitrio. Ti convincono a fare determinate cose di tua iniziativa. Non sono loro che ti costringono. Siamo noi che diamo sempre l’interpretazione delle loro leggi. Loro fanno il 90 per cento, affinchè poi quel 10 per cento lo facciamo di nostra iniziativa. E funziona: se lo fanno tutti, lo fai anche tu, perché hai bisogno di conformarti, se no, non sai come vivere. Alla fine sei tu che ci metti quel pezzetto in più, sei tu che ti metti le catene da solo. Se non lo fai perseguono la finzione giuridica, loro non fanno niente contro l’uomo vivente, il problema è che noi ci identifichiamo con quella finzione. Così accade per le tasse: non c’è nessuna legge che ti obbliga a pagarle, sfido qualsiasi avvocato a trovare la norma che obbliga a questo. Non sono io che ti obbligo a pagare, sei tu che lo fai, di tua iniziativa. Dobbiamo essere in un continuo stato di prostrazione e di scarsità di tempo”.

Da tutte queste considerazioni emerge l’esigenza di far capire allo Stato che noi siamo esseri viventi ‘liberi’. Ma come si fa? “La finzione giuridica è dello Stato, così come automobili, terreni e case intestate alla nostra finzione giuridica sono tutte cose dello Stato, figli compresi. Quando mai in natura qualcuno ha il diritto di togliere il figlio a qualcun altro? Soltanto una truffa potrebbe permettere tutto questo. L’uomo vivente è l’essere più di valore in assoluto al mondo, non esiste un bene altrettanto grande. Loro ci fanno pensare che non valiamo nulla, invece valiamo tantissimo. Infatti ci sfruttano e ci mercificano per quello, per farci fare ingenti profitti. Per generare un valore economico retto dal nostro controvalore. L’euro oggi in circolazione ha come controvalore proprio gli uomini viventi che sono posseduti dagli Stati. Quindi adesso chi dà valore a questi pezzi di carta? Solo noi, perché li accettiamo. E siamo disposti a tutto, a lavorare tutta una vita per ripagare un prestito. Succede che tu dai il consenso a questo sistema schiavista e dai valore a una moneta a debito, che è fatta per schiavizzarti”.

Ma, secondo Gabriele, uscire da questa ‘truffa’, da questa finzione giuridica che crediamo sia vera e ci incatena a uno sfruttamento continuo, è possibile. Ognuno di noi puo’ scegliere di svincolarsi e aderire a un nuovo sistema di vita. Quello che ci spetta per diritto naturale: “L’impianto giuridico che noi vogliamo adottare è quello della legge naturale, che si basa su tre principi semplicissimi. Il primo è  ‘rispetta il libero arbitrio’: siamo tutti liberi, ma la mia libertà finisce quando inizia la tua. Poi ‘onora i contratti‘: ognuno fa quello che vuole, ma se poi c’è un contratto deve attenersi a ciò che si è concordato, se no non si è più in onore. Il terzo è ‘non ledere nessuno’. Ognuno puo’ fare ciò gli pare senza danneggiare gli altri. Finito. Non ci sono altre leggi da scrivere, è tutto qua. Se si creano norme pià complicate lo si fa perché si vuole creare una condizione di sottomissione, si vuole togliere la libertà, per passare da una situazione di responsabilità personale, a una di schiavitù”.

Tutto parte dall’atto di esigere il rispetto di una legge che già esiste: la 881 del 1977,  una ratifica ed esecuzione del patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, nonché del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici. “Questa legge è una ratifica di accordi internazionali di rango elevato – spiega –. L’articolo 1 dice che tutti i popoli possono autodeterminarsi, è un diritto dei popoli. In realtà il modo più ortodosso per far funzionare questa legge è quella di fare un’autodeterminazione collettiva di popolo”.

Ma come funziona in concreto questo passaggio, come si fa a farne parte e quali vantaggi offre essere un membro di questa nuova comunità? “Si sottoscrive un contratto all’interno del quale ti costituisci come ‘popolo’. Non è una condizione vincolante, se vuoi puoi anche uscire quando lo reputi opportuno. Da quando cominciamo a farne parte diventiamo componenti di un ente extraterritoriale che è autonomo ed ha tutt’altra disposizione in materia di leggi e di lavoro, quindi non vi obbliga a fare nulla, abbiamo un nuovo nome, quello vero scelto da noi e un sigillo, un simbolo che ci rappresenta”. E con la vecchia identità come si fa? La si perde per sempre? “ No – spiega Gabriele – Noi manteniamo i documenti dello Stato italiano, ma senza identificarci con essi. Rimane il cittadino italiano, è una finzione giuridica, noi amministriamo i documenti a seconda delle nostre esigenze: rifiutiamo debiti, tasse, iva, ma accettiamo tutto cio’ che ci viene di positivo. In quello che ci serve noi la usiamo. Possiamo mantenere e usufruire dei contributi versati, mantenere i servizi sanitari. Siamo creditori universali, ci riprendiamo tutto”.

E per quanto riguarda i nostri beni, cosa accade? “A noi serve solo far valere la legge n. 881/77 , che dice già tutto: bisogna solo pretenderne il rispetto. L’articolo 2 dice che i popoli hanno diritto alle loro ricchezze e alle loro risorse naturali. Significa innanzitutto che io non ho bisogno di fare un trust per proteggere casa mia, perché questa legge dice che ho diritto di gestire le mie ricchezze. La legge poi parla di risorse naturali e qual è la prima risorsa naturale, se non la terra? Non dobbiamo pagare la terra per costruire un tetto sopra la nostra testa e per poterne coltivare un pezzettino, ad ognuno spetta mezzo ettaro a testa. È normale, la terra appartiene a noi. Non appartiene agli Stati, agli uomini, ai nativi. Tutti hanno diritto a un pezzo di terra. Questo è un mondo prospero, qualsiasi cosa tu metta a terra cresce e dà frutto. Ognuno deve avere il proprio spazio, si collabora e si prospera. Invece ci hanno tolto la terra facendoci credere che non sia un nostro diritto, ma che per averla dobbiamo pagare. Ma quale animale paga per calcare la terra dove vive? Non dovremmo pagare un pezzo di terra dove farci un casa e un orto perché è nostro, è un nostro diritto. Io l’ho già scritto nei documenti che ho notificato a tutte le istituzioni: nessuno ha risposto, quindi – secondo quanto riporta l’articolo 1333 del codice civile che riguarda i contratti unilaterali – lo considero accettato per silenzio assenso”.

E sul fatto che tutto ciò debba essere garantito ci si rifà sempre nella legge 881/77 : “C’è un altro comma – spiega- che dice che gli stati devono riconoscere e rispettare l’autodeterminazione dei popoli: non solo noi non siamo obbligati a rispettare nulla, ma loro sono obbligati a riconoscere la nostra libertà. Quindi quando provi a far valere la tua libertà e trovi qualcuno che te la vorrebbe negare, tu lo puoi denunciare perché sta violando la legge, e sta commettendo un reato: riduzione in schiavitù. Basta solo che tu mi tolga un diritto fondamentale. Oggi, obbligandomi a produrre un certificato verde, a vaccinarmi, tu mi stai discriminando e separando dagli altri. È normale che a quel punto io abbia il diritto di essere autonomo. Mi stacco del tutto da te, e mi gestisco da solo, lo prevede la legge. Questa dice tre cose fondamentale: siamo liberi, abbiamo diritto alle nostre ricchezze e alla nostra terra, e tutti devono riconoscerlo. Chi viola tutto questo, è soggetto a denunce pesanti per crimini contro l’umanità, riduzione in schiavitù, disconoscimento degli accordi internazionali. E anche inibizione della nostra libertà di culto”.

 A questo proposito Caracchini chiarisce perché ha dato una denominazione di “Tempio” alla sua comunità: “Noi abbiamo creato un culto religioso, ma non perché siamo invasati e vogliamo sfruttare la gente come hanno fatto altri con la religione, ma semplicemente perché noi vogliamo che i nostri diritti umani diventino sacri. Noi vogliamo agire sul piano del sacro. Come il Vaticano, noi dobbiamo avere il nostro culto, che rende sacri i nostri diritti umani, la nostra capacità di creare il nostro mondo. Il diritto di culto è quello più forte sul piano internazionale. Abbiamo costituito dei popoli e questi popoli hanno poi creato degli enti religiosi extraterritoriali, in questo caso il Tempio di Shin Sekai, tali e quali al Vaticano. Se esistono loro, possiamo esistere anche noi.

Un passaggio importante per rendere pienamente operativa la comunità è quello del riconoscimento da parte dello Stato italiano. Ma è proprio necessario, chiede qualcuno? “Certo – risponde Gabriele- un conto è essere liberi e avere un diritto, un conto è quando questo diritto ti viene riconosciuto, sono due cose diverse. Tu puoi essere in forza di legge, ma se qualcuno non ti dice che è vero, ti possono creare problemi in continuazione, e per ogni cosa che fai devi discutere. Avremo un tesserino che riassumerà i documenti che sono stati prodotti con il nostro identificativo sovrano, ma dove c’è anche il nostro nome e cognome usuale. Perché questo diritto venga riconosciuto dobbiamo dialogare con le istituzioni italiane. Stiamo lavorando per ottenere dei riconoscimenti ufficiali, un’attestazione. Già l’agenzia delle Entrate ci ha riconosciuto dei codici fiscali extraterritoriali. Questo significa che quando compriamo qualcosa non siamo più tenuti a pagare l’iva, mostrando il tesserino con il codice fiscale del Tempio, con un unico codice che vale per tutti i suoi membri. Qualsiasi cosa noi la compriamo per conto del Tempio, anche se poi sta a casa nostra ed è nostro. E poiché tutto è commercio, un’altra delle strade che stiamo percorrendo è quella di ottenere il riconoscimento di agire in forma extraterritoriale dalla Camera di Commercio”.

L’idea di Gabriele permette di fare questo percorso di dialogo con le istituzioni,  per il riconoscimento dell’ autoderminazione, in modo che possa poi avere una ricaduta per tutti. “A differenza di prima, quando uno doveva fare da solo tutto il percorso di autodeterminazione, con mille adempimenti, comunicazioni, pec, postille, timbri, autentiche di firma, ora è sufficiente entrare nella nostra comunità, i documenti li facciamo noi. Le persone hanno così in automatico e da subito, la possibilità di utilizzare il nostro codice fiscale”. Sull’onda di questa conquistata operatività Gabriele, assieme alla compagna Elisabetta, annuncia: “Noi a breve apriremo un ristorante fruttariano a Roma e lo gestiremo in totale extraterritorialità, con regole nostre. Vige il buon senso”.  L’autoderminazione così diventa finalmente una realtà.

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