“Il virus Sars Cov-2 entra nel nostro organismo per ingestione, non per inalazione”.  

È quanto ha spiegato  Loretta Bolgan nei giorni scorsi a Torino nel corso di una conferenza dal titolo “Aspetti medico-scientifici legati al vaccinazione Covid-19”.

La chimica e farmacologa, dottore di ricerca in scienze farmaceutiche a Padova e Research fellow al Massachusetts General Hospital (Boston), consulente scientifica di diverse associazioni no profit ed esperta di vaccini, ha fatto una panoramica sullo stato attuale delle conoscenze sul virus e sulla malattia, sottolineando questo interessante aspetto, peraltro trascurato dalla maggior parte degli esperti.

Dopo un anno e mezzo si sanno molte cose riguardo a questo virus- ha spiegato Bolgan – Il Sars Cov-2 è stato isolato, purificato, caratterizzato e sequenziato, sappiamo che esiste e che esistono tutti i prodotti di questo virus. Non è un virus respiratorio come ci hanno fatto credere inizialmente”.

“Vi posso anche dire- ha aggiunto- che la letteratura mondiale è stata dirottata verso lo studio del danno polmonare. Questo è un virus che tende a colonizzare l’intestino, però tutta la ricerca scientifica è stata dirottata altrove, dicendo che il virus viene respirato, entra nei polmoni, e che è questa la sede primaria dell’infezione, dalla quale il virus infetta tutti gli altri distretti dell’organismo”. Invece no, dice, “oggi sappiamo che il virus viene ingerito, infetta l’intestino e da lì parte per fare il danno”.

Questo, continua la scienziata, “è un dettaglio di notevole importanza perché  mette in discussione l’uso della mascherina, del distanziamento e anche del lockdown”. Definisce “un errore”, quanto è stato fatto al riguardo: “Se fosse un virus che si diffonde a livello ambientale, – spiega – e ci sono indicazioni che questo virus era probabilmente già attivo nel 2019 e forse anche prima, sarebbe stato già diffuso a livello ambientale. Perché quindi – si chiede – abbiamo fatto un lockdown quando il virus era già diffuso in tutto l’ambiente? Avevamo già gli anticorpi protettivi contro questo virus? Perché siamo stati chiusi in casa quando il virus probabilmente lo avevamo già incontrato? Queste sono domande che ad oggi non hanno risposta”.

Secondo Bolgan “dopo l’epidemia 2019-2020 ogni persona è sicuramente venuta a contatto con il virus. Sia in maniera sintomatica, sia in maniera asintomatica”. Questo significa che il nostro sistema immunitario “produce una memoria cellulare, tale per cui il nostro organismo si ricorda di aver incontrato il virus anche per tutta la vita. Noi abbiamo dati che vengono dalla Sars-Cov-1 del 2003, molto simile a Sars-Cov-2,  e persone che hanno avuto la Sars nel 2003 hanno ancora cellule della memoria che li proteggono dopo 17 anni”.

“Il nostro organismo riconosce il virus come tale, quindi non dobbiamo avere paura di un virus di questo tipo perché colonizzando l’intestino la prevenzione e la terapia è in realtà molto semplice e molto efficace”.

La fascia di popolazione più colpita, ricorda Bolgan, rimane sempre quella anziana, con più patologie e “intossicata da molti farmaci”. La fascia di bambini e ragazzi invece è “di mortalità uguale a zero”.

La fascia di persone che andava protetta era quella degli anziani, che poi è stata quella più abbandonata, mentre “è stato fatto esattamente il contrario di quello che si doveva fare”. Però è anche vero, sostiene, che ci sono stati molti “medici coscienziosi” che hanno curato anche a casa. “Oggi sappiamo che prima si cura, prima si riesce a risolvere il problema. Sappiamo che il comportamento ‘tachipirina e vigile attesa’ è quello corretto per far finire in terapia intensiva le persone”.  Perché quindi si continua con questo protocollo? “Perché l’uso della vaccinazione si basa su due principi fondamentali. Il primo è che l’infezione deve causare una malattia potenzialmente mortale e la seconda è che non ci debbano essere cure. Sappiamo che le cure proposte sono gli anticorpi monoclonali. E anche alcuni tipi di antivirali che sono stati progettati in maniera specifica contro il Covid”. Ma ecco cosa pensa la scienziata di questi farmaci: “Sono tutti farmaci autorizzati in maniera veloce e quindi quando entreranno in commercio ci sarà la fase di sperimentazione”. Come per i vaccini, dice,  “anche per questi farmaci  noi ci troveremo di fronte a una nuova sperimentazione. Anche qua andrebbe fatta una valutazione, caso per caso, per capire se sia importante applicare anche in questo caso il principio di precauzione.. A mio avviso sì. Questi farmaci hanno un rapporto beneficio/rischio a mio avviso molto spostato verso il rischio”.

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