Seconda condanna nel giro di pochi mesi, per violenza e sevizie, in un altro allevamento di suini destinati al circuito del prosciutto di Parma e San Daniele. L’associazione Essere Animali: “Punta di un iceberg, animali sottoposti a violenze indicibili e gratuite”.
Si è concluso con una condanna in primo grado per il reato di maltrattamento di animali (art. 544 ter c.p.) il processo iniziato a ottobre 2023 a carico di un operaio di un allevamento di suini destinati al circuito Dop situato in provincia di Mantova. Si tratta della seconda in Italia nel giro di pochi mesi, che certifica la presenza costante di gravi problematiche negli allevamenti di maiali fornitori del Prosciutto di Parma e San Daniele.
L’uomo era stato rinviato a giudizio a seguito di una denuncia dell’Associazione Essere Animali, che aveva girato le immagini di gravi sevizie e maltrattamenti ai maiali tramite i volontari che erano riusciti a entrare dentro lo stabilimento. I video di queste indagini, svolte all’interno degli allevamenti, erano poi stati anche trasmessi, nel dicembre 2023, dal programma televisivo di Rai3 Report, nell’ambito di un servizio della giornalista Giulia Innocenzi.
Castrazioni senza anestesia e macabre usanze
Le riprese effettuate all’interno dell’allevamento documentano:
- maiali presi a calci e scaraventati nei recinti con brutalità;
- la castrazione illegale di un suino di tre mesi senza uso di analgesia e/o anestesia, effettuata inoltre da parte di un operatore e non da un medico veterinario, come previsto invece dalla legge nel caso di maiali con età superiore ai sette giorni di vita;
- la gestione approssimativa e molto dolorosa di un prolasso di un suinetto, che viene trattato inserendo manualmente l’intestino fuoriuscito dal retto e chiudendo l’orifizio anale dell’animale con una spilla da balia, il tutto senza la somministrazione di antidolorifici né la presenza di un veterinario;
- la macabra abitudine di gettare testicoli e code dei suinetti nella mangiatoia della scrofa
Sia l’animale sottoposto a castrazione sia il suinetto trattato per il prolasso sono deceduti poco dopo.
L’imputato è stato condannato alla pena di 14 mila euro di multa, nonché al pagamento delle spese processuali ed è stato inoltre prosciolto per prescrizione, ma non nel merito per il reato di detenzione contravvenzionale di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze (art. 727 c.p.).
La sentenza denuncia “violenza gratuita ed esorbitante”
Le condotte emerse nel processo sono state definite dalla sentenza delle vere e proprie “sevizie”, “connotate da una violenza gratuita, del tutto esorbitante rispetto a qualsiasi esigenza funzionale dell’allevamento”.
È stato riconosciuto inoltre che i comportamenti erano reiterati e non potevano essere quindi considerati “episodi isolati”, ma rappresentavano “una prassi abituale di gestione degli animali”.
Non avendo mostrato alcun segno di pentimento, il giudice ha stabilito inoltre la mancanza di presupposti per la concessione dei benefici della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale.
“Oltre a Mantova- spiega Simone Montuschi, presidente di Essere Animali- abbiamo sporto denuncia nei confronti di un altro allevamento di suini DOP gestito dagli stessi titolari e situato in provincia di Verona. In questo caso, l’imputato ha chiesto e ottenuto la messa alla prova, un rito alternativo previsto dal codice penale e di procedura penale per determinati reati e che consiste nello svolgere lavori socialmente utili. Tale misura, per quanto prevista dal nostro ordinamento, non rende pienamente giustizia agli animali che sono stati sottoposti a violenze indicibili anche in quel secondo allevamento”.
Conclusioni
Secondo Montuschi i casi degli allevamenti in provincia di Mantova e di Verona, assieme alla recente sentenza del Tribunale di Reggio Emilia e ad altri che l’associazione animalista denuncia da tempo, “sono la punta dell’iceberg di un sistema malato che perpetra violenze su animali e non garantisce condizioni di lavoro dignitose agli operai che vi lavorano”. Le violenze sono da anni regolarmente registrate e denunciate dall’associazione anche in altri allevamenti intensivi. Conclude il presidente: “Ci auguriamo di non vedere più simili comportamenti, per questo invitiamo le aziende del made in Italy ad adottare politiche rigorose e le istituzioni a instaurare un sistema di controlli efficace e leggi che prevedano pene più severe”.