Due operazioni sono state condotte dal Corpo forestale nel sud dell’isola, per bonificare il territorio da numerose reti per uccellagione, cavetti illegali e una pericolosa tagliola per ungulati. Diminuisce, ma non scompare, la caccia illegale ai tordi, utilizzati per le ‘grive’, spiedini sardi ancora venduti sotto banco da ristoranti e macellerie

Quattro persone denunciate, centinaia di strumenti illegali di cattura e numerosa selvaggina sequestrata. Sono i risultati di due operazioni antibracconaggio condotte in questi giorni scorsi dal Corpo forestale dello Stato nelle zone del Sulcis e del Sarrabus in Sardegna. Un’attività intensa che ha richiesto la bonifica di vaste aree del Sud dell’isola, da strumenti  di cattura illegali e dannosi per la biodiversità,  come reti per uccellagione  e cavetti per la cattura di cervi e cinghiali.

Il personale della stazione forestale di Uta ha sorpreso in flagranza di reato due pensionati già noti per reati precedenti di bracconaggio, intenti a posizionare cavetti d’acciaio per ungulati e, soprattutto, una micidiale tagliola. La trappola era posizionata in un sentiero e finalizzata a catturare cervi e cinghiali, con gravi rischi anche per le persone che attraversano quei luoghi. “Una tagliola di questo tipo, se azionata da un malcapitato escursionista, avrebbe cagionato lesioni gravissime- spiegano gli agenti del Corpo forestale – Il suo potente meccanismo è infatti tale da procurare ferite profonde e la rottura delle ossa”.

Nel corso delle successive perquisizioni effettuate nel domicilio dei due pensionati sono stati sequestrati altri strumenti di cattura e la selvaggina oggetto di bracconaggio.

Atri due bracconieri sono stati sorpresi, sempre in flagranza di reato, dagli agenti della Stazione forestale di Castiadas, nella campagna di Villasimius, mentre posizionavano reti per uccellagione. Ai due uomini, già noti per reati venatori, sono state sequestrati 27 reti e 45 tordi, catturati con strumenti illegali.

Le operazioni di bonifica da reti e cavetti illegali sono state condotte nel sud Sardegna, con il concorso delle Stazioni Forestali di Pula, Teulada, Sinnai e Campuomu. Gli interventi sono stati condotti in collaborazione con i volontari dell’associazione  tedesca del  Cabs (Commitee against bird Slaughter), che dal 2013 ad oggi ha intensificato in maniera costante ll suo impegno sull’isola, aumentando la presenza dei propri volontari presenti nei campi antibracconaggio da una a sei settimane.

“L’intervento- spiegano dal Corpo Forestale – si inquadra nei servizi di intensificazione del controlli  nel territorio a tutela in particolare delle specie migratorie impegnate in questo periodo nel  ‘rientro’ dalle zone di svernamento verso le zone di nidificazione nell’Europa continentale. Il fenomeno del bracconaggio non è grave come negli scorsi decenni, ma merita un contrasto duraturo e appropriato”.

Se da una parte infatti sono evidenti i segnali di una diminuzione del fenomeno dell’uccellagione, “che testimoniano il continuo aumento dell’impegno attivo per la tutela della biodiversità della Sardegna”, tuttavia, spiega la Forestale “questo fenomeno non è oggi del tutto eradicato nel Sud, anche perché persone inconsapevoli e insensibili ai valori ambientali e della legalità, ancora oggi alimentano il fenomeno illecito continuando ad acquistare le grive”.

Le grive sono un piatto della tradizione gastronomica sarda: otto tordi cotti al vapore e infilati in un ramoscello di mirto, consumati soprattutto nel cagliaritano. Oggi sono vietate perchè frutto di una caccia illegale ai sensi della legge 968 del 1977, condotta verso specie non consentite e basata su un metodo di cattura indiscriminato. Tuttavia questa usanza è dura a morire, perchè gli spiedini sono ancora venduti sotto banco, ad alto prezzo, da alcuni ristoranti e macellai. Proprio per questo il sud della Sardegna continua a confermarsi ancora come uno dei punti più caldi di questo tipo di bracconaggio in Italia.

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